Déjà vu

Cammino, cammino, cammino: ma dove cazzo vado, mi dico tutt’a un tratto, attraversando silenziosi quartieri sconosciuti, fatti di strade, marciapiedi, edifici, cassonetti del pattume, rifiuti abbandonati ai bordi delle vie e intorno agli edifici.
E incredibilmente non vedo niente, né sento odori, ogni cosa mi è estranea, distante; io ignoro tutto di voi e voi ignorate tutto di me: la mia infanzia, le mie nevrosi, i miei sogni, lo stronzo di ‘sta notte che per una scopata rubata nel buio di quel cesso di privè mi ha giurato il suo amore, invece per quanto mi/ci riguarda potremmo non esistere, e basta.
Allora mi sento come una cacca di mosca su un grosso letamaio, rispetto al quel fottuto biondino del cazzo che mi ha preso il cuore, zigzagando tra le ferite della mia anima sanguinolenta; sei un altro lurido insignificante cazzone da dimenticare. E mentre cammino, penso se solo potessi essere tutte quelle vite che non posso essere, se solo tutte quelle vite potessero essere me. Ma un giorno ti sorprenderò, giuro! Intanto cammino, cammino, cammino attraversando questo cazzo di quartiere che puzza di marcio e di déjà vu, di questa sconosciuta città, per dimenticare. Cosa? Chi? Te? Nessuno!

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