Ecco come andò a finire

Loro due l’hanno impresso bene nella memoria quel tardo pomeriggio. Ogni volta che un particolare riaffiora, la voce, l’impressione del viso, avvertono il morso di un’antica lacerazione.
Tutto ebbe inizio senza preavviso alla fine di agosto, in vacanza.
S’incontrarono durante una festa in casa di amici. Si sorrisero leggermente. Si capirono subito. Del resto non è difficile per i ragazzi come loro fiutare quel senso di appartenenza che li rende riconoscibili in mezzo al branco.
Eppure quella volta non fu come le altre. Non si sentirono spinti l’uno verso l’altro dal solito desiderio di una scopata rubata. Fu piuttosto qualcosa che aveva a che fare più con quel sottile e sfuggente bisogno d’amore.

Sì, amore. Una parola difficile da dire per la loro età. Eppure quella sera, sulla terrazza di fronte al mare illuminato soltanto dal luccichio del cielo, lì quei due ragazzi ancora liceali si giurarono amore eterno.
Ognuno s’innamorò perdutamente dell’altro. In modo normale e assolutamente privo di sensi di colpa. E colti da una voglia improvvisa, quella notte fecero l’amore per la prima volta. L’amore, proprio così. Non una scopata.
Fu bellissimo farlo rotolandosi sulla spiaggia. Unico. Speciale. Mentre di tanto in tanto un soffio di vento spargerà sabbia sui loro corpi nudi. Lì si baceranno lentamente e si leccheranno la salsedine dalle labbra e si stupiranno del contrasto tra il calore della loro bocca e l’umido della sabbia dove s’infrangono le onde. Proveranno l’ebbrezza di un jet che sfreccia lasciando la scia. Dio come saranno stanchi, dopo, con i corpi molli e avvolti dal quel senso di sfinimento sublime.

Ma la vita a volte è crudele. Con una mano dà e con l’altra toglie. Senza la possibilità di una rivincita. Però se nel racconto nessuno morirà, ecco come andò a finire: non si incontrarono più.
Capiranno così, come sono i distacchi. E che cosa si prova. I distacchi contengono il bene e il male – si diranno – la rottura e il legame, il desiderio di fuggire e quello di restare. Capiranno che le separazioni contengono sempre un po’ di lacerazione. E che forse questa non è nemmeno la parte più devastante. Ci sono il cambiamento, la crescita, le opportunità mancate e quelle invece afferrate al volo. Ci sono le fonti inesauribili di riflessioni, quelle scaturite dalle due facce della medaglia: la triste e la lieta.

Si faranno infine questa idea. Che perdere le persone a cui si vuole bene – dalle quali prima ancora della felicità dipende la nostra sicurezza, la nostra voglia di vivere – è una delle più grandi e ineluttabili paure dell’uomo. E questa idea crescerà loro dentro proprio mentre il ragazzo dei due, che il giorno dopo salì sul traghetto per fare ritorno alla terra ferma, osservava l’altro scivolare dietro la barca, con i gabbiani che sfrecciavano al di sopra della scia, e l’iniziale forma del suo corpo si stemperava nell’eterno tumulto della vita.

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