Quella mattina di settembre…

Quando uscì da quella stanza di motel che sapeva ancora di sesso la sua espressione era mutata. Una specie di sottile quanto indecifrabile tic iniziò a disturbargli il labbro inferiore; come se una mosca lo stesse pizzicando ogni tanto, e poi ancora e poi di nuovo. Un fastidio che sapeva di qualcosa di ancestrale, qualcosa che veniva da lontano, come una premonizione che ti assale all’improvviso, e all’improvviso sparisce. Ma le premonizioni non facevano per lui; anche se la sua esistenza era tutta una inconsapevole premonizione. Eppure in quel preciso istante, nell’attimo in cui estrasse la scheda dal lettore ottico di fianco alla porta, lui si sentì premorto, come i cibi precotti appena estratti dal forno microonde. Finalmente capì! Capì quanto fosse inutile perdersi nell’inutilità dell’altro. Per scomparire nel nulla bisognava impegnarsi. Darsi da fare. Allenarsi. Non sarebbe bastata la volontà. Ci voleva altro. Ma cosa? E iniziò a pensarci, lasciandosi alle spalle l’ingresso del motel mentre il sole iniziava a spuntare tra le auto del parcheggio.

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