Anche i demoni rendono perfetti

Il frastuono nel locale era talmente onnipresente che mi sentivo addirittura a disagio. Più che altro avevo un senso crescente, come dire?, di privazione sensoriale. Avvertivo un desiderio di fisicizzare quegli attimi di intimità. Del resto perché meravigliarmi? Mi succedeva sempre più spesso ultimamente di desiderarlo. E del resto le scappatoie difensive per evitarlo apparivano tutte fittizie. Anzi, in chi l’ha provato, questo stato d’animo ha lasciato un’impronta permanente nel suo modo di percepire se stesso e la propria sessualità.
Lui non era gay, lo sapevo. Eppure quel suo sorriso, lo sguardo a tratti ammiccante, e la sensazione di appartenerci in quegli attimi condivisi di assoluta comunione era qualcosa che andava ben oltre la temporalità del momento e del luogo. Lo percepivo appieno, in tutta la sua importanza.
E questo certo dipendeva non solo dal fatto che non scopavo da settimane e la discoteca porta ad avere rapporti promiscui; quel ragazzo emanava qualcosa di particolare, di strano e familiare al tempo stesso, una empatia che conduceva là, a desiderare di farci sesso.
C’è sempre qualcosa di fastidioso e di inutile nella sincerità, l’ho sempre creduto. Eppure là quella volta non avevo altra scelta. Comunque io non potevo non dirgliele quelle cose, dopo averle pensate. La prima persona a essere scontenta sarei stata io. E così gliele dissi. E compresi. Compresi una volta per tutte che anche i demoni rendono perfetti.

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