Là quella notte, di traverso sul letto…

Gli capitava spesso di fissarlo a lungo mentre dormiva, accovacciato in quella posizione fetale di traverso sul letto. Completamente nudo, un lembo del lenzuolo gli sfiorava il sesso lasciandolo intravedere nella penombra della notte, illuminato appena dalla luce al neon della strada che filtrava attraverso i fori della tapparella della porta finestra.
Lo amava, in quel modo particolare che entrambi sentivano l’uno per l’altro; come il fremito ancestrale di una sensazione atavica che ritornava ogni volta a trapassare il cervello e a stemperarsi dolcemente nel cuore per poi morire nell’anima.
La vide, all’improvviso, quella gocciolina di sudore capricciosa scendere solitaria dall’attaccatura del collo lungo la spina dorsale; la osservava, e intanto pensava; pensava quanto quel ragazzo fosse bello, e odorasse di sesso e quel sapore turbasse anche la stanza.
Come poteva chiedere a una persona che amava così profondamente di condividere la vita con uno come lui?
Eppure glielo avrebbe chiesto, all’alba di quel nuovo giorno. Perché questo sembrava volesse quella gocciolina di sudore. Allora le sorrise, le si avvicinò piano e la catturò lentamente con la punta della lingua. E capì.

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