Milano

Milano,
tu mi hai regalato
la mia identità,
tu che hai sempre
saputo come prendermi.
Milano,
nuda o vestita,
negli angoli della metro,
scappando da chi
mi malediva
succhiandomi l’anima.
Milano,
tu sai che non avevo
bisogno di pregarti,
ma come ogni puttana
capivi quando darmelo
il tuo desiderio infame,
iniquo
come le nostre voglie.
Milano,
io e te, un buco da un amico,
un letto rubato,
nella stanza spoglia,
vederci nudi in piedi,
perché davvero
ridevi nella compassione
che avevi per noi,
quei tempi là.
Milano,
fuggito quasi proibito
oggi ritornare,
tu sola puoi salvarmi
sottoterra,
riacchiappami l’anima.

Ho perduto gli anni migliori

Ho perduto gli anni migliori
della mia vita
rincorrendo fantasmi,
colpevole solo
di desiderare la morte
nel mio delirio.
Tornavo ogni volta
là dove il richiamo
della tua ombra
mi uccideva.
E morivo,
per rinascere
nella tua inconsistenza.

Tutto è inutile

Tutto è inutile,
immenso e profondo mare.
Forse hai pianto per me,
per noi.
Forse la tua e la mia
inquietudine,
lavando i nostri corpi,
così ci ha portati via.
Respiro dopo respiro,
quel che restava
nel nostro straziarci,
impotente.

Lontano

Lontano
si dissolvono
parole taciute,
e stridono i sussulti
dell’anima.
Noi,
persi tra quel poco
ch’è rimasto di noi.
E nella piccola ombra,
di questo sole
metropolitano,
ci sciogliamo in mescolanza
tra i rumori tremuli
di una città,
altrettanto
in agonia.

Una notte

Una notte
mi dormivi accanto,
su una sponda di fiume.
Sentivo
lo schizzarmi addosso
del tuo respiro,
mi lavavi l’anima.
Il tempo di un rumore,
sordo,
lontano,
e già si era persa l’eco,
di noi.

Ho alzato la mano al tempo

Ho alzato la mano al tempo
dove tutto è sfuocato,
contrasto fuori campo.
Anche il poco ha importanza,
poi il vento
scuote i pensieri alle foglie,
chiude lo sguardo all’orizzonte.
Con il fiato sospeso
strozzo un conato,
timido battito d’ali spezzate,
ombra alla terra,
dove i solchi
sono orme calpestate,
di noi.

Ho buttato al vento

Ho buttato al vento
i miei anni migliori,
o forse
li ho buttati
perché insipidi.
Ma tu,
da che parte stai?
Sulla soglia
che sulla mia anima
s’apre,
o decidi di entrare.
Per te,
c’è sempre un noi.
Che tu sia crisalide
o farfalla,
ananas o fragola,
tulipano o geranio.
Mi chiudi a rifugio
e mi riapri
con il profumo del caffé.
Volgare mano,
che sa anche di carezze,
respiro affaticato
tra cespugli di more.
Là dove sei
e come sei,
rosso scarlatto…
di noi, ascolta!

Ascolta

Ascolta
per un attimo,
tu che di amore mi hai ingannato.
Tu, incredibile tu,
che di bugie mi hai avvelenato.
Mentore di farmi tua parte,
succhiato il midollo
di quell’ultimo sospiro
d’amore, che non sai!

Ho visto la tua mano

Ho visto la tua mano
in sogno,
o forse l’ho immaginato,
poco conta.
Conosco la sua voce,
che soffia forte,
tra intricati sospiri
teneramente attorcigliata,
credendoci nel sole.

Non merito niente di te!

Non merito niente di te!
Il tuo respiro sussurrato
tra le pieghe dei nostri corpi
sudati e persi nei pochi sguardi smarriti;
il tepore della tua pelle
di questa notte che odora di noi
e di vigneti intrisa.
Non svegliarmi domani o meglio sì,
solo se il lago ha
odore calore e sapore…
di noi!