Pomeriggio inoltrato. Tempo schifoso. Capolinea del tre

Sulla mia faccia sembra essere passato un camion. Il vento spazza anche la pioggia, che mi arriva addosso da ogni parte, mi entra perfino nella nuca e nella schiena. Non capisco che cosa sono venuto a fare fin qua. Piove sempre più forte. Vado. Raggiungo la fermata del tram. Seduti sotto la tettoia due ragazzi sui vent’anni fissano il vuoto. Jeans neri, maglietta nera. Bagnati. Anche sulle loro facce sembra essere passato un tir, di quelli che quando ti sorpassano in autostrada sembrano non finire mai. Uno di loro mi guarda. Sembra chiedermi qualcosa con gli occhi, scuri, spillati, quasi staccati dalla testa. Uno sguardo che vorrebbe gridarmi addosso tutta la sfiga. Mi specchio nelle sue pupille e intanto non smette di piovere. Vento e freddo. Mi appoggio contro il palo della pensilina. Non mangio da ieri. Ho i brividi. Forse la febbre. Sopra di me solo il grigio del cielo. Mi gira la testa. La testa. La testa. Qualcuno mi tolga questo mostro dalla testa. Adesso. Ora. Mi butto sulla panchina. Una, due, tre. Sento punture dappertutto nel cervello, lasciatemi andare… Voglio disperdermi. Una volta per tutte. Per sempre.

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