Già, per inerzia

Se lo era trovato davanti all’improvviso, e fu colto da una specie di smarrimento. Qualcosa che aveva a che fare con quella prima volta. Si ricordava vividamente di quella notte nello spiazzo dietro il booling, come ci si ricorda sempre di una prima scazzottata o del primo bagno nudo in mare di notte. Nel grigiore dell’oscurità l’altro gli aveva fatto un servizietto, di quelli che non puoi dimenticare finché campi. Rammentava benissimo la sensazione, dopo, gli occhi che vagavano alla ricerca di un perché che rimane a lungo senza risposte. A quel perché Micky si era buttato indietro sul sedile della Sandero e si era messo a fissare il buio, come adesso nel rivederlo, anche se non poteva dire se i suoi occhi fossero aperti o no. Adesso erano aperti, e lo fissavano. Eccome erano aperti! E un brivido gli era corso per la schiena e lungo le gambe fin giù nei polpacci, tagliandolo in due! Era proprio bello, Dio com’era bello. Peccato ch’era un ragazzo, un ragazzo come lui, e questo lo faceva stare male. Lo faceva stare male come quando ripensava a quella notte dello spiazzo, a tutto il tempo passato a cercare di scacciare anche il solo pensiero e a temerlo.

Ora però, che finalmente lo aveva di nuovo davanti provava qualcosa di diverso; una sensazione simile a quella che si prova quando si ritrova qualcuno che credevamo perduto per sempre e invece ricomparso all’improvviso, come se niente fosse, e tutto fosse rimasto nel congelatore per essere scongelato nel microonde. Sebbene non riuscisse a immaginare come fosse stato possibile, eppure gli stava accadendo. Stava accadendo ciò che in cuor suo aveva sempre temuto, e lottato per scacciarlo. Si era accorto che gli era impossibile dimenticarlo. Per un momento, per un solo momento aveva anche immaginato di averlo pensato morto, e aveva allentato la presa e ne aveva approfittato per indietreggiare. Aveva bisogno di capire. Forse. O perlomeno di non dimenticare. E nel frattempo, lo desiderava. Poteva solo pensare di volerlo, eccome se lo voleva! Ma a quel punto l’atteggiamento nei suoi confronti cambiava. Micky aveva spesso l’impressione di guardare a quella cosa distrattamente, quasi fosse intento ad ascoltare i suggerimenti di una terza persona che comunicava con lui attraverso degli auricolari. Solo qualche mese prima, dopo quella cosa, gli aveva detto che non lo voleva vedere mai più. Già, mai più! Non ci capiva niente. Non riusciva a comprendere. E intanto i brividi gli invadevano tutto il corpo, ma era qualcosa di piacevole adesso, qualcosa di simile a quella prima volta mentre l’altro si dedicava alla fellatio, e con lui. Cazzo, con lui! Un ragazzo, un maledetto ragazzo che gli aveva succhiato l’anima.

Pensò allora alla moto di suo fratello maggiore. Gli venne in mente così, rosso fuoco, con le parti cromate che brillavano al sole sullo sfondo del prato verde brillante della casa della nonna. Pensò a quanto gli sarebbe piaciuto farci un giro, e sfrecciare a forte velocità lungo le strade della scogliera. Da quando aveva memoria era sempre stato il suo sogno proibito. Ma adesso che sua nonna era morta, che suo fratello maggiore era morto, e che in quella casa vivevano altre persone, adesso qui tutto gli appariva privo di importanza.
Gli importava solo di lui, del ragazzo dello spiazzo. Gli importava solo di poterlo toccare nuovamente, e sentirselo appiccicato addosso. Comunque tutta la mole di considerazioni si trasformava di fronte a una sola cosa, e cioè che quando arrivava il momento della verità non riusciva a lasciarsi andare come avrebbe voluto. Così anche questa volta, la decisione di restare era stata presa per inerzia. Già, per inerzia.

Diede una sbirciata all’amico, in una posizione scomoda rispetto al suo collo, e vide lo stava fissando. Con quello sguardo a cui era difficile sfuggire, con quella intensità propria di chi sapeva di essere desiderato. Micky fu costretto ad abbassare lo sguardo e socchiudere le palpebre. Eccolo, vicinissimo adesso, l’altro gli era di fianco e sotto e anche dentro di lui, anche se Micky continuava a non avere la benché minima percezione di quello che gli stava accadendo. In un certo senso non voleva neanche saperlo. Per inerzia sapeva che doveva andare così. Al contrario, seguire i binari estatici dei suoi pensieri lo manteneva in un annebbiamento voluttuoso. Si vide in un deserto arso e devastato e l’altro che lo rincorreva, lo afferrava, lo gettava di forza giù da una duna modellata dall’azione del vento, gli immobilizzava la testa, la bocca che si riempiva di sabbia, e lo prendeva in modo brutale. Si soffermò su quello. E si convince di aver fatto la cosa giusta.

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